Tassonomia del paesaggio
Il ragionare sull’impatto dell’uomo e il suo ruolo sul pianeta e sulle altre forme di vita, ha spesso implicato di focalizzarsi sui grandi fenomeni antropocenici, ben descritti da cinema e fotografia contemporanea. Questi scenari apocalittici hanno talvolta distratto dall'attenzione verso la realtà. La loro portata, dato il nostro limitato grado di comprensione, appare come elemento alieno, tragico e quasi disperatamente comico. Raramente ci soffermiamo sulle questioni quotidiane, percepite forse come naturali e riconducibili al nostro ordinario operare. Tuttavia, ogni singola azione produttiva umana lascia una traccia indelebile nel paesaggio, con un prima e un dopo tangibili in ogni forma. A differenza della maggior parte delle specie viventi, infatti, l’uomo ha perso la capacità, la necessità e la volontà di mimetismo. La conseguente perdita di forma naturale del mondo, è il punto di partenza per ragionare del complesso tema della “sostenibilità”. In questa prospettiva, la ricerca di elementi solo apparentemente incongrui e sconnessi diviene parte di un tentativo di comprendere la casuale entropia con cui le tracce dell’uomo sono presenti in ogni ecosistema. Tale ricerca non intende offrire certezze, ma piuttosto generare dubbi e interrogazioni sullo spazio in cui viviamo, sui tempi non sincroni tra uomo e natura, e sui luoghi che avrebbero potuto essere ma non sono. Si delinea un paesaggio contemporaneo precario, in cui realtà ed apparenza perdono i confini, in una continua dissoluzione di significati nella complessa interconnessione degli elementi.